E' notte, ho spento tutti i collegamenti con il mondo on line.
Ho spento le luci e mi sono coricato sul mio letto, ma non riesco a dormire.
Improvvisamente ho pensato a mio nonno. Mi manca, sono anni che non è più tra di noi, e mi manca la sua presenza.
Io sono il più piccolo di 6 cugini. L'ultimo arrivato ero il più debole, il più coccolato, il più invidiato, il più terremoto.
Sono sempre stato gracile e pestifero. In prima superiore ero alto poco più di un metro e cinquanta. (sì sono cresciuto tardi) Elementari, medie, sempre il più piccolo, fortunatamente ero anche il più veloce e le mie doti matematiche mi hanno sempre aiutato.
Il nonno, burbero, dolce, forte. La persona più forte che abbia mai conosciuto.
Gli tagliarono uno gamba e mezzo piede a causa di una malattia che gli chiudeva vene ed arterie. Non ho molti ricordi di lui in piedi con entrambe le sue gambe, forse nessuno. Non si lasciò mai andare. La sua testa dura, la mia testa dura, riprese a camminare con una protesi lottando contro il dolore e contro le difficoltà. Non mi ricordo di averlo mai visto stare male, ma ero a conoscenza delle notti in bianco causate dal dolore della gamba che non c'era: la gamba non c'era, ma i nervi a volte giocavano brutti scherzi, per non parlare del dolore per la cancrena.
Il nonno aveva un solo vizio, il vino, ma non l'ho mai visto ubriaco. I dottori volevano togliergli anche quello ma non ci riuscirono mai. Nessuno lo convinse mai a smettere di bere qualche bicchiere di vino. Solo un nipote, il più piccolo, il più indifeso aveva la testa più dura della sua. Per lui il nonno stravedeva come per tutti i nipoti, ma da lui accettava qualche affronto in più anche di non bere vino a tavola quando lui era a pranzo od a cena. Sapevo benissimo che l'avrebbe bevuto quando io non lo vedevo, ma con me accettava di giocare a questo gioco: lui faceva finta di non bere ed io facevo finta di non sapere.
Era un persona speciale, scriveva poesie in dialetto piemontese, aveva un soprannome per tutti, era sempre disponibile per tutti. Il suo segno distintivo era il baciarloto, il suo modo di salutare: ti stringeva forte forte tra le sue braccia quasi a stritolarti e poi ti baciava strusciando la sua barba ispida sulle tue guance fino a farti diventare tutto rosso. Era qualcosa di doloroso, ma com'era bello essere tra le sue braccia. Era amatissimo e rispettato da tutti. Al suo funerale hanno partecipato persone di tutte le età giovani anziani bambini, non fu in chiesa perché lui non voleva, fu una processione da casa fino al cimitero a piedi con la banda degli alpini.